27.ma domenica per annum
«Un popolo che produca i frutti»

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Gesù si trovava nel recinto del tempio circondato da un gruppo di «capi dei sacerdoti e anziani del popolo». Mai egli li aveva avuti tanto vicini. Fu così che, con sorprendente audacia, indirizzò direttamente a loro una parabola. Senza dubbio la più dura che sia uscita mai dalle sue labbra contro i capi religiosi del suo popolo.

In linea generale, il racconto si può suddividere in tre momenti:
·        Il proprietario che prepara la vigna e la dona in prestito ai vignaioli.
·        Al momento della vendemmia, il proprietario manda i servi per ritirare i frutti, ma tutti vengono bastonati o uccisi.
·        Infine, manda il figlio, ma la cattiveria dei vignaioli, è tale da desiderare l’eredità e decidere di ucciderlo.
 
La parabola dei "vignaioli omicidi" è il racconto con cui Gesù fece esplicito riferimento con accenti allegorici alla storia di Dio con il suo popolo eletto.
È una storia triste. Dio aveva avuto cura fin dall'inizio con vero affetto e benevolenza del suo popolo. Era la sua "vigna preferita". Coloro che ascoltavano conoscevano bene il «cantico della vigna» del profeta Isaia che parla dell'amore di Dio per il suo popolo con la bella icona della vigna.
Il profeta, infatti, nel suo celebre canto aveva descritto una vigna nella quale il padrone aveva riversato le più amorevoli cure, scegliendone il luogo in un terreno fertile, ripulendolo dai sassi e dagli sterpi, piantandovi la vite scelta, cintandola poi con un recinto di protezione e all'interno, in posizione favorevole, una torre. Il Signore instaurò con essa una relazione fonte di fecondità. E dopo aver iniziato l’opera, il proprietario affidò la vigna a degli agricoltori; ora proprio essi erano i responsabili della "vigna" tanto amata da Dio che sperava di farne un popolo esemplare per giustizia e fedeltà.  Sarebbe stato una "grande luce" per tutti i popoli.
 
Ma quel popolo rifiutò e uccise uno dopo l'altro i profeti che Dio aveva mandato per raccogliere i frutti di una vita più giusta. Infine, in un atto incredibile di amore, mandò il suo proprio Figlio. Ma i capi di quel popolo uccisero anche lui per tenersi tutta l’eredità.
Che cosa potrà dunque fare Dio con un popolo che ha disatteso in modo cieco e ostinato le sue aspettative?
 
I leader religiosi che ascoltavano attentamente il racconto del Giovane Rabbi di Nazaret risposero spontaneamente negli stessi termini della parabola: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
Gesù trasse rapidamente una conclusione che non si aspettavano: «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

La parabola è chiara. Le autorità del tempio furono costrette a riconoscere la conclusione che il maestro aveva tratto.
Nella «vigna di Dio» non c’è posto per coloro che non portano frutti. Il regno di Dio che Gesù ha proclamato e promosso non può continuare a essere occupato da «lavoratori» indegni che non riconoscono la signoria del Figlio di Dio, e si sentono proprietari, signori e padroni del popolo di Dio. Devono essere sostituiti da «un popolo che ne produca i frutti».
 
A volte pensiamo che questa parabola così minacciosa riguardi solo gli interlocutori storici o la gente del Vecchio Testamento, ma non per noi che siamo il popolo della Nuova Alleanza e abbiamo già la certezza che Cristo sia sempre con noi. È sbagliato. Essa sollecita la nostra responsabilità a lasciare che Dio regni su di noi.  La parabola parla anche di noi.  Dio non ci sta a benedire un cristianesimo sterile, dal quale non riceve i frutti attesi e sperati. Esso non deve identificarsi con le nostre incoerenze, le nostre deviazioni, la nostra poca fedeltà.
 
Allora domandiamoci:
Abbiamo il coraggio e la costanza di ascoltare la chiamata di Dio a una radicale conversione al Vangelo?
Siamo  le nuove persone che Gesù vuole, dedicate alla produzione dei frutti del regno o stiamo deludendo Dio?
Anche oggi Dio vuole che gli operai indegni della sua vigna siano sostituiti da un popolo che porterà frutti degni del regno di Dio.
Rispettiamo il Figlio che Dio ci ha inviato o lo lasciamo "fuori della vigna"?
Stiamo accettando il compito che Gesù ci ha affidato di esseri costruttori del suo Regno?