19 domenica per annum
La cintura ai fianchi e le lucerne accese

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   ✠ Dal vangelo secondo Luca 12,35-40

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Nei Vangeli troviamo varie esortazioni, parabole e orientamenti che hanno come  obiettivo quello di mantenere viva la vigilanza responsabile dei discepoli. Una delle chiamate più note dice: «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lampade accese». Che significato possono avere queste parole per noi, dopo venti secoli di cristianesimo? Le due immagini sono molto espressive e sono un chiaro richiamo a essere vigilanti. Indicano l'atteggiamento dei servi che stanno aspettando, di notte, il ritorno a casa del loro signore, per aprirgli la porta della casa non appena egli chiami. Il compito di aspettare l’arrivo del padrone esige vigilanza costante e permanente, soprattutto di notte, poiché non si sa a che ora il padrone potrebbe ritornare. Il servo deve essere attento e vigilante sempre. L’attesa vigile non si deve confondere con l’indifferenza. Chi ama il Signore deve condividere questo tesoro con gli altri. L’attesa non è passività. È necessario essere svegli e vigili come la sentinella che aspetta l'alba. Come i servi in attesa del ritorno del loro padrone. Il Signore premia la nostra attesa e la nostra pazienza, umiliandosi per diventare nostro servitore. L’attesa esige sobrietà. Se aspettiamo il Signore, dobbiamo rimanere sobri.

Il tema del senso della vita che ci ha proposto il Vangelo domenica scorsa con la  parabola del ricco possidente stolto non poteva essere esaurito in una sola catechesi. Ed ecco che il brano evangelico di questa domenica sviluppa le modalità dell’attesa del giorno che non conosciamo, quando ci sentiremo dire: “Oggi ti è richiesta la tua vita”. Gesù stesso indica le modalità dell'amore e dell'amare.

L'icona della «cintura ai fianchi».
Stare «con la cintura ai fianchi», voleva dire prendere una fettuccia o una corda, metterla attorno alla veste e arrotolarla poiché non impedisse alcuni movimenti. Gli ebrei di allora portavano una veste lunga sino ai piedi; la cintura serviva a tenerla sollevata quando occorreva essere agili e scattanti. L’icona richiama il concetto dell'operare.
Il cristiano è colui che compie le opere di Dio.
Cristiano è colui che agisce, che fa, che fa fruttificare i propri talenti ricevuti dal Songore. (Mt 25,39)
Cristiano è colui che compie opere buone che profumano di Vangelo. (Mt 5,14-16)
Cristiano è colui che fa le opere di Cristo.
Cristiano è colui che vive la vita di Cristo. San Paolo diceva: «Non son più io che vivo ma Cristo vive in me» (Gal 2,20)
Non ci si può dire cristiani senza compiere le opere di Cristo.
Non ci si può dire cristiani addirittura compiendo opere che tradiscono il cristianesimo e il concetto di vita cristiana.

Ed è interessante notare come Gesù prima chieda ai suoi discepoli: “Qual è il senso della vita”? “Chi/che cosa riempie la tua vita”? “Sei davvero innamorato di Cristo? Sei davvero disposto a far si che nella tua vita Cristo occupi il primo posto?”.
Se la risposta è "sì!", compiere le opere di Dio rivelate da Gesù Cristo, diventa quasi una logica conseguenza dell’amore.
Gesù non propone prima  il compimento delle opere.
Gesù non propone prima l'osservanza delle regole e dei precetti.
Gesù non ci chiede prima il fare e il dover fare.
Gesù chiede prima di essere amato.
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola ...Chi non mi ama non osserva le mie parole». (Gv 14,23-24) E per chi ama Gesù sarà connaturale, facile, dilettevole, spontaneo compiere le opere di Dio. 
 
L'icona de «le lampade accese»
Il simbolismo de «le lampade accese» per mantenere la casa illuminata e rimanere svegli è un chiaro riferimento alla fede. Nella Bibbia nella lunga tradizione ecclesiastica la Imi è spesso rappresentata da un cero acceso, da una fiamma. Le lampade dovevano essere accese, poiché la vigilanza è compito da svolgere sia di giorno sia di notte. Solo la luce rischiara l’oscurità della notte. Il cristiano è colui che ha attende vivendo la propria fede. E qui è doveroso un serio esame di coscienza: qual è lo stato della mia fede? Tutti i noi sperimentiamo la fatica del credere. Se qualcuno ci venisse a dire che credere è facile non gli credete: credere è difficile. Quante volte anche noi ci troviamo nella notte oscura della fede. Non riusciamo a vedere non riusciamo a fidarci non riusciamo a confidar non riusciamo ad affidarci. Al contrario Gesù ci chiede di avere fede; vegliare credendo, con la lampada della fede accesa. La chiamata di Gesù alla vigilanza deve aiutarci a risvegliarci dall'indifferenza e dalla passività con cui viviamo spesso la nostra fede.
Per viverla con convinzione dobbiamo riscoprirla costantemente, conoscerla più profondamente, confrontarla con altri atteggiamenti possibili verso la vita e provare a viverla con tutte le sue conseguenze.
 
Ecco allora l'atteggiamento del vero cristiano: appurato che Gesù Cristo è il senso e il significato della mia vita, l’amore della mia esistenza, nel suo nome compio le opere di Dio «con la cintura ai fianchi», e vivo la mia fede con «le lampade accese».
 
Ed sarà sorprendente l’atteggiamento del padrone: se troverà i seri vigilanti e pronti, sarà lui a stringersi le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà lui a servirli! Questo è l’amore di Dio!
 
Cari Amici
Gesù prospetta la vita come una veglia d’attesa, che prelude al giorno luminoso della vita eterna. E' lampante il riferimento al senso e al significato della nostra vita. Siate pronti!, ripete.
Queste parole di Gesù sono anche oggi una chiamata a vivere con lucidità e responsabilità, senza cadere nella passività o nel letargo. Il cristiano è chiamato a vivere ogni istante della propria vita nell'amore, attendendo il ritorno di Colui che ci ha amato fino alla fine. L'attesa non è densa di preoccupazioni per un possibile non ritorno. Noi sappiamo, siamo certi che Lui tornerà. L'attesa si deve trasformare in un servizio di amore. Essere vigilanti nei confronti del Signore significa riconoscere che lui viene sempre nella nostra vita, "è alla porta e bussa", dà un senso nuovo a ogni nostra giornata.
 
È una richiesta molto impegnativa che non dà possibilità di interpretazioni ambigue; l’invito è molto chiaro. Se saremo svegli, riceveremo una ricompensa inimmaginabile. Però, dobbiamo essere simili a quei “servi” fedeli e responsabili, che attendono il proprio padrone, ovunque egli sia andato … che indossano ancora le “vesti da lavoro”… che si tengono svegli e con “le lampade accese”, segno e mezzo di presenza e di vigilanza, pronti ad aprire la porta quando egli arriverà e busserà per potervi entrare.
 
Sorprende l'insistenza con cui Gesù parla dell'atteggiamento vigile e sveglio con cui l'uomo deve affrontare la vita. Si potrebbe dire che Gesù sembra vedere la fede come un atteggiamento vigile che possa liberare dalla superficialità e dal "non-senso" che albergano in molti uomini e donne che camminano nella vita senza scopo né obiettivo.
 
Forse uno degli spettacoli più tristi per un credente è osservare quanti uomini e donne abbandonano una fede vissuta in un modo molto abitudinario e adottare un atteggiamento di incredulità e assoluta indifferenza.
 
Quindi la fede è luce che ispira i nostri criteri di azione, le opere di Dio; è forza che guida il nostro impegno a costruire una società più umana; è speranza che anima tutto il nostro vivere quotidiano.
 
 

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