Corpus Domini: pane vivo, disceso dal cielo

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I l Dio che fece uscire Israele dall'Egitto lo alimentò nel deserto con la manna che non avevano conosciuto i loro padri. Per due volte lo ripete il testo biblico che si proclama nella prima lettura della solennità del Corpo e del Sangue di Cristo (Dt 2-3. 14-16). La manna non l’avevano conosciuta i padri antichi. Ma il pane di Cristo non lo riconoscono molti uomini e donne di oggi.

Chi si è recato pellegrino in Terra Santa serberà memoria della bella chiesa che, nei pressi di Cafarnao, ricorda che Gesù diede da mangiare a una grande folla con pochi pani e pochi pesci. Ai piedi dell'altare vi è un famoso mosaico della fine del V secolo: due pesci ai lati un cestino, in cui sono contenuti quattro pani. Ma il Vangelo non dice che erano cinque i pani moltiplicati da Gesù? Qualcuno dei visitatori più attento fa spesso questa domanda. E tra lo stupore dei pellegrini, la guida orienta i visitatori verso l'altare. Non manca nulla. Il quinto pane è il corpo di Cristo che è spezzato e si offre come cibo per il cammino degli uomini e come segno del suo amore.

Nei pressi della sinagoga di Cafarnao Gesù prese la parola e pronunciò un discorso che risultò sconcertante per i suoi ascoltatori. Tutte quelle persone radunate, erano andate a sentire che cosa il Rabbi avesse da insegnare, ma molti di loro rimasero confusi di fronte a un discorso che assai risultò difficile da comprendere.Fu scandaloso per tutti i presenti udire dalle labbra del Maestro che egli parlava di sé come pane totalmente differente dalla manna che aveva alimentato Israele nel deserto. E, non contento di aver suscitato grandi reazioni tra i suoi ascoltatori aggiunse, addirittura, che “colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno". Poco prima Gesù si era presentato con una delle frasi tra le più ardite del Vangelo: "«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Un messaggio triplice in cui si intersecano il tempo e la storia.
  • "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo". Uno sguardo al recente passato. Come l’antica manna anche Gesù è venuto da Dio. Egli è il pane definitivo. Mangiare e bere di Lui è scoprire che solo Lui sfama e disseta le nostre inquietudini, che solo Lui può dare forza e direzione alla nostra vita, che solo Lui sa riempire di bellezza la nostra quotidianità.Egli è il dono di Dio per la fame degli uomini. Per la fame di senso e di armonia che non può soddisfare tutti i beni di questo mondo.
  • "Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno". Uno sguardo al futuro che guarda verso l'orizzonte del singolo e della storia. Vivere in eterno, vivere per sempre! Quanta gente vorrebbe proprio questo. La vita è un tesoro. Come l'amore e la gioia, anche la vita richiede durata e permanenza. Mangiare la carne e bere il sangue del Signore è nutrirsi del suo amore, è assimilare il segreto di quella vita più forte della morte, è scoprire che Dio mi è più intimo di quanto io lo sia con me stesso. Il pane di Gesù è la sua parola e il suo corpo. In lui è la garanzia di una vita senza fine.
  • "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Uno sguardo che si ferma al presente. Il pane del Signore ci nutre e ci incoraggia. Ci unisce e ci riunisce in famiglia vincolata da progetti e pensieri di carità e di amore. Ci risveglia alla vita e ci apre gli occhi ad una fraternità nuova e responsabile. Quel pane di vita spezzato e moltiplicato sugli altari del mondo, sfama ancora la fame più acuta dell'umanità. È garanzia d'immortalità, è recupero pieno della dignità filiale, è fonte inesauribile d'amore divino che si riversa nel cuore dell'uomo.
La Chiesa, inoltre, in questa solennità pone l’accento anche sul dono del sangue che Cristo ha fatto sul Calvario e che egli prolunga, benché in forma incruenta, nel sacrificio della messa.
 
  • Il sangue di Cristo è calice “della nuova ed eterna alleanza” che ha voluto versare il proprio sangue per suggellare l’alleanza da Lui istituita.
  • Il sangue di Cristo è sorgente di purificazione perché l’uomo potesse tornare a Dio purificato dei suoi peccati.
  • Il sangue di Cristo è principio di vita in modo che la vita del Padre possa esserci comunicata nel battesimo.
Cari Amici
La festa del Corpus Domini è una professione di fede nel mistero dell'Eucaristia, che è - a sua volta - sacrificio, comunione e presenza reale di Cristo sotto il segno sacramentale del pane e vino. Cristo è nostro cibo di vita eterna. Oggi la Chiesa ci conduce alle radici della nostra fede e del nostro essere cristiani, a riscoprire il senso pieno della Eucarestia che è per il credente "la Fonte e il Culmine" di tutta la vita battesimale.
Nel mistero dell'Eucaristia fa memoria della vita del Signore offerta in pienezza fino a farsi Corpo immolato e sangue versato. Ha scritto Benedetto XVI, Ogni Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e per il mondo intero".(Sacramentum caritatis 88)
L'Eucaristia è il dono che Dio fa di se stesso all'umanità.
L'Eucaristia è il mistero del Dio vicino a noi.
L’Eucarestia è il Dio-in-noi, che trasforma la nostra esistenza, e guida l'uomo verso la meta eterna.

Al termine e a continuazione del tempo pasquale, la Chiesa ci propone di celebrare tre feste importanti: la Santissima Trinità, il Corpus Domini e il Sacro Cuore di Gesù. Questa festa eucaristica ricorda il Giovedì Santo, ma non nel contesto della Passione, ma il quello glorioso e gioioso della Risurrezione. La Chiesa in questo giorno fa grata memoria per il dono dell'Eucaristia e la adora con fede. Per celebrare questa festa la pietà popolare della Chiesa ha dato origine alla processione: in essa i fedeli, adorano l'Eucaristia che passa lungo le strade degli uomini accolta da canti e preghiere. In tal modo si rende testimonianza pubblica di fede e devozione al Santissimo Sacramento. È come se la grandezza del mistero dell'amore di Gesù traboccasse le pareti delle chiese per farsi presente nelle piazze e nelle strade per essere più vicino alla gente nei suoi affanni quotidiani:ai genitori, agli studenti, agli anziani e ai malati, a coloro che cercano il significato della vita, ai bisognosi ... E’ il Signore che vuole fare strada con noi,camminare con noi, starci accanto come quando, risorto, si è diretto a Emmaus.


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