Il suicidio dell'Europa

<< Torna indietro

Il suicidio dell’Europa
 
 
croce. nulla ti turbi
 
Per la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo il Crocifisso, il simbolo più significativo e caro della nostra storia, se esposto in un aula scolastica nell’aula violerebbe il diritto alla libertà religiosa e procurerebbe un vulnus al pluralismo educativo.
 
Non v’è dubbio che codesta sentenza abbia prodotto amarezza e tristezza, ma avremmo dovuto attenderla prima o poi. Il segnale era chiaro allorquando non si sono volute inserire “le radici cristiane”    nella Costituzione Europea dimostrando in tal modo il distillato della ideologia laicista che ha penetrato il tessuto delle istituzioni europee.
Secondo questa ideologia (onestamente mal compresa e coniugata) la laicità consiste nella scomparsa totale di ogni espressione religiosa dallo spazio pubblico.
Solo questa determinazione garantirebbe e assicurerebbe la tolleranza e il pluralismo.
Ma non è possibile non domandarsi immediatamente: di quale pluralismo si sta parlando dopo aver decretato la scomparsa delle differenti identità dallo spazio pubblico?
 
C’è un presupposto della sentenza della Corte europea dei Diritti Umani che è necessario non perdere di vista, secondo la quale la religione è vista in ogni caso come una questione meramente privata che appartiene alla sfera dell’irrazionale, del soggettivo, e del sentimentale. La religione non merita alcuna dignità pubblica, né la si riconosce come fattore di cultura e di civiltà.
 
Ma non v’è dubbio (e va detto chiaro e forte!) che questo presupposto ideologico cozza frontalmente con la realtà e con la storia.
Infatti nessuno dotato di sereno e sano giudizio – credente o non credente che sia – sarebbe disposto a prescindere dal patrimonio di civiltà originato dalla fede cristiana, così come (per par condicio) dall’islam e dal giudaismo.
 
E’ una vana illusione pensare che le società democratiche possano reggersi sul mero consenso senza alcun vincolo con la tradizione.
Nel nostro Paese il cristianesimo (e il Crocifisso come sua espressione sintetica) rappresenta un elemento di coesione di una società che non può prescindere dalla sua tradizione. 
 
La presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche non comporta alcun fattore di coazione per gli alunni che non sono cristiani, ai quali lo Stato democratico garantisce ogni piena libertà. E in questo senso tali alunni non cristiani hanno ogni diritto di conoscere le fonti e le espressioni della tradizione culturale, morale e spirituale che ha conformato e che caratterizza la società nella quale sono venuti a vivere.
Lo stesso principio varrebbe per un alunno cristiano che, trovandosi in Israele, avrebbe modo di contemplare ogni giorno la Stella di Davide esposta in classe; o che dovrebbe far di conto con la Mezza Luna se si dovesse trovare in un paese a maggioranza musulmana.
Supposto che in quei luoghi sia adeguatamente garantita la libertà religiosa, come avviene in Occidente.
 
C’è da aggiungere che il Crocifisso ha un significato e un valore unico tra tutti i simboli religiosi. Un significato e un valore che possono riconoscere anche i non credenti o i fedeli di altre confessioni religiose.
      Il Crocifisso rappresenta il Dio che ha voluto entrare nella storia dell’uomo non con prepotenza, ma offrendosi fino alla morte per la salvezza dell’uomo.
      Il Crocifisso esprime l’abbraccio di Dio alle necessità dell’uomo, il suo perdono anche nei confronti di coloro che lo inchiodavano sulla croce (Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno).     
      Il Crocifisso significa la libertà dell’uomo di fronte a Dio, che chiede a ogni uomo la sua adesione e il riconoscimento libero e amoroso.  
 
E’ questa l’origine della cultura europea; questo è il motore che ha dato impulso al diritto, alle arti, alla scuola per tutti, alla salute e alla politica come servizio per il bene comune.
 
Solo qualche giorno fa papa Benedetto ricordava al Capo della Delegazione delle Comunità Europee presso la santa Sede: “Quando la Chiesa ricorda le radici cristiane dell'Europa, non è alla ricerca di uno statuto privilegiato per se stessa. Essa vuole fare opera di memoria storica ... e mostrare anche che la base dei valori proviene soprattutto dall'eredità cristiana che continua ancora oggi ad alimentarla.
... Può l'Europa omettere il principio organico originale di questi valori che hanno rivelato all'uomo allo stesso tempo la sua eminente dignità e il fatto che la sua vocazione personale lo apre a tutti gli altri uomini con i quali è chiamato a costituire una sola famiglia? Lasciarsi andare a questo oblio, non significa esporsi al rischio di vedere questi grandi e bei valori entrare in concorrenza o in conflitto gli uni con gli altri?”
 
E Benedetto XVI concludeva la sua considerazione con parole severe: “È importante che l'Europa non permetta che il suo modello di civiltà si sfaldi, pezzo dopo pezzo. Il suo slancio originale non deve essere soffocato dall'individualismo o dall'utilitarismo”.
 
E’ questo il carattere suicida della sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.